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La Polonia vede negato l’accesso al gas russo

La guerra tra Russia e Ucraina continua ad avere un impatto importante sulle performance economiche dei paesi europei e costringe i governi nazionali a continue azioni di adattamento. La Polonia (insieme alla Bulgaria) dal 27 aprile è stata tagliata fuori dalle forniture russe di gas naturale, come rappresaglia per il rifiuto di Varsavia di pagare tale risorsa in rubli. Tale decisione ha imposto un’accelerazione del processo di diversificazione dell’import polacco di gas, ora rivolto prevalentemente verso il Qatar e la Norvegia, collegata alla Polonia tramite il progetto di gasdotto Baltic Pipe, prossimo a conclusione. Il progetto Baltic Pipe vede  l’importante partecipazione della manifattura italiana: Saipem è stata incaricata nel 2020 del trasporto e installazione del gasdotto attraverso un contratto di appalto il cui valore supera i 280 milioni di euro. Vogliamo inoltre ricordare l’apporto fornito da alcuni soci di Confindustria Polonia , in qualità di subappaltatori.

 

Secondo le precedenti dichiarazioni del Primo Ministro Mateusz Morawiecki la Polonia avrebbe comunque rinunciato al gas russo entro dicembre dell’anno corrente. Le conseguenze per l’economia, secondo il governo e i principali analisti, sarebbero quindi non di ampia portata.

 

La decisione unilaterale russa ha avuto serie ripercussioni sul prezzo del gas sui mercati europei (+24%), in allerta dopo una delle prime misure pratiche messe in atto dalla Russia contro i paesi europei. Altri paesi maggiormente dipendenti dal gas russo rispetto alla Polonia, come la Germania e l’Italia, potrebbero subire danni notevoli nelle prossime settimane a seguito dell’aumento dei prezzi.

 

Le previsioni di crescita dell’economia polacca seguono da vicino le evoluzioni del conflitto e, inevitabilmente, sono state recentemente ritoccate al ribasso: nel 2022 la crescita stimata si attesta al 3,5% secondo l’Istituto Economico Polacco. Lo stesso istituto aveva previsto per lo stesso anno prima dell’attacco russo una crescita del 4,5%. Un aspetto da monitorare nel prossimo futuro sarà la capacità dei fondi europei legati al Piano Nazionale di Ricostruzione di sopperire alla fisiologica diminuzione degli investimenti esteri privati. I rapporti tra governo polacco e le istituzione europee saranno quindi centrali nel costruire una solida alternativa a tali investimenti, da anni in costante crescita.

 

La Polonia, infine, si dimostra il principale hub di accoglienza per i profughi ucraini. Il numero di rifugiati che dall’inizio del conflitto hanno raggiunto il territorio polacco tocca quasi quota 3 milioni (2.984.000).

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